Botte da orbi tra Fabio Granata e il resto del Pdl: perfino Bocchino, dopo aver definito il Popolo delle Libertà “un partito sudamericano“, lo abbandona con un fastidiosissimo “abbassiamo i toni“.
Fabio Granata, Gianfranco Fini e quell’ala finiana dissidente, non sono gli eroi rivoluzionari che i senza fissa dimora politica vorrebbero farci credere. Si accorgono semplicemente con sedici anni di ritardo d’essersi venduti agli imprenditori della politica. Ed ora scusate, se i nodi vengono al pettine. Se i Berluscones diventano una palla al piede per la destra democratica, un miscuglio patetico di “ventennio”, mani pulite e p2 del quale qualsiasi politico degno di questo nome proverebbe vergogna.
Granata, irrequieto, sta per essere fatto fuori dalla folla inferocita del Popolo delle Libertà che è ormai solo uno scherzo della natura: “libertà” è pura chimera persino tra gli adepti. Il camerata La Russa pretende delle scuse pubbliche. In caso contrario il vice presidente della Commissione Antimafia presto verrà mandato in licenza sul fronte occidentale. Anche Gianni Alemanno, detto “il feroce”, lo invita a “a farsi un giro fuori dal Pdl“. Italo Bocchino, nel frattempo, è già rientrato nei ranghi e invita il collega ad abbassare i toni, perchè “Mantovano e lo stesso Granata sono dalla stessa parte e cioè quella della legalità“. Proprio quella.
Granata però non ci sta e commenta al Tg3 che “attaccano me per colpire Fini, sono critiche strumentali“, ribadendo che non chiederà scusa. Poi lancia il guanto di sfida al ministro dell’interno: “La Russa continua a strumentalizzare affermazioni serie ed equilibrate da me portate avanti nel contesto della Commissione Antimafia e che erano riferite all’inopinata negazione da parte della Commissione ministeriale presieduta da Alfredo Mantovano del regime di protezione per Spatuzza, considerato attendibile da ben tre Procure sulla questione delle stragi del ‘92“. “Visto che La Russa mi chiede spiegazioni sulle mie affermazioni gli dico anche che io mi riferivo alle decine di esternazioni contro le Procure di Caltanissetta e Palermo colpevoli di cercare irriducibilmente la verità sulle stragi. E, per avere i nomi, La Russa può semplicemente consultare le agenzie di stampa degli ultimi due mesi“.
Infine l’affondo su Marcello Dell’Utri, quello per il quale Mangano fu un eroe nazionale: “Mi riferisco anche ad un ddl sulle intercettazioni, difeso con forza dal governo in una stesura originale che, per quanto riguarda le intercettazioni telefoniche ambientali, avrebbe indebolito lo strumento più importante per le indagini di mafia, se non fosse intervenuta la nostra volontà radicale di modificarlo. E alle decine di attestazioni di stima e solidarietà, anche da parte di esponenti del governo, dopo una condanna a sette anni a Marcello Dell’Utri per associazione mafiosa e dopo la sua ennesima proclamazione a eroe di un mafioso conclamato come Mangano“.
Fabio Granata verrà espulso, Berlusconi ormai ritiene che l’opera di “tradimento” finiano sia stata completata. Poi c’è Bossi, che gli sussurra che le elezioni possono portarsele a casa anche da soli. Il prossimo ottobre sarà il più caldo degli ultimi vent’anni.

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